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Concussione e prostituzione minorile:
le motivazioni del Tribunale di Milano sul c.d. caso Ruby

 

Tribunale di Milano, Sez. IV, 24 giugno 2013, sentenza numero 7927 del 2013

 

In data 21/11/2013 il Tribunale di Milano ha depositato le motivazioni della sentenza che in data 24/6/2013 ha condannato Silvio Berlusconi a 7 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Ad avviso del Tribunale di Milano Berlusconi sapeva che Ruby aveva solo 17 anni ma nonostante ciò compì atti sessuali con la ragazza “stabilmente inserita nel collaudato sistema prostituivo di Arcore” e ricompensata con denaro e gioielli. Così quando la giovane marocchina finì in questura “intervenne pesantemente per farla uscire in fretta”.

Il Tribunale ha ritenuto del tutto irrilevante “definire gli atti sessuali compiuti dall’imputato con EL Mahroug”, in considerazione del fatto che “lo spogliarsi, il ballare nude, scoprire con fare ammiccante il seno e il fondo schiena, mostrare nudità all’imputato a distanza ravvicinata erano tutti comportamenti oggettivamente idonei a stimolare l’istinto sessuale di Berlusconi”. Il premier «intervenne pesantemente sulla libertà di autodeterminazione del capo di gabinetto e, attraverso il superiore gerarchico, sul funzionario in servizio quella notte in Questura (...) al fine di tutelare se stesso, evitando» che Ruby «svelasse l'attività di prostituzione». Quando telefonò al capo di gabinetto della Questura per chiedere la liberazione di Ruby, «non ha esitato ad asservire la pubblica funzione ad un interesse del tutto privato (...) ossia il complessivo funzionamento di un sistema prostitutivo». Da ciò ne deriva che «Berlusconi, abusando della propria qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri, ha costretto Pietro Ostuni a dare disposizioni ai funzionari della Questura di Milano di rilasciare» Ruby, «affidandola a Minetti Nicole».

Secondo il Tribunale l'allora presidente del Consiglio ha chiamato «al fine di ottenere per sé un duplice vantaggio: da un lato la ragazza veniva in tal modo rilasciata» in modo da poter «continuare indisturbata a frequentare la privata dimora di Arcore e dall'altro evitava che la stessa potesse riferire alle forze dell'ordine e alle assistenti sociali di aver compiuto atti sessuali a pagamento con lo stesso imputato, garantendosi così l'impunità».

Sotto il profilo giuridico, che è l’unico che interessa in questa sede, la sentenza presenta numerosi spunti in ordine alla configurabilità nel caso di specie del reato di concussione e del reato di prostituzione minorile. In ordine al primo reato contestato il Tribunale ha riqualificato il fatto da concussione per induzione in concussione per costrizione. In particolare ha rilevato che “Le circostanze e le modalità dell'azione sono, infatti, indicative della prospettazione implicita da parte dell'imputato di un male ingiusto, atteso che non vi era alcun altro motivo di rilasciare la ragazza, una volta accertata l'assenza di parentela con il Presidente Mubarak. Deve, infatti, ritenersi che il reciproco rapporto di supremazia e di subordinazione, con il correlativo potere di impartire ordini e di assoggettare a controllo l'operato del subordinato, derivante dalle cariche istituzionali rispettivamente rivestite da Berlusconi ed Ostuni, fosse idoneo ad incutere nel soggetto passivo il fondato e concreto timore di patire un danno ingiusto.”

Pertanto il problema che si pone è quello di verificare quando si possa ritenere sussistente una minaccia implicita ossia stabilire quando possa ritenersi in concreto sussistente la prospettazione di un male ingiusto. Mutatis mutandis è un problema simile a quello che si pone in tema di concussione ambientale. In riferimento al secondo reato contestato di atti sessuali con minorenni in cambio di denaro i principali profili di criticità attengono alla prova della conoscenza della maggiore età della ragazza da parte dell’imputato.

a cura dell’Avv. Vincenzo Daniele Mistretta

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