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È reato coltivare cannabis per uso personale? 

 

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In questo articolo rispondo alla domanda se è reato coltivare Cannabis per uso personale.

Si tratta di un'annosa questione su cui c'è molta confusione anche nell'opinione pubblica.

Ciò è dovuto alle contrastanti notizie che vengono diffuse sugli organi di stampa.

Questa confusione non è altro che il risultato della divergenza di opinioni che c’è nell'interpretazione della legge nei casi concreti da parte dei Tribunali, le Corti di appello e soprattutto la Corte di Cassazione.

Il problema è diffuso perchè molti assuntori abituali di marijuana e haschish scelgono la strada della produzione in proprio coltivando una due o tre piante di cannabis.

Ciò principalmente per due motivi:

1) In primis per ragioni di salute

Difatti chi compra dal mercato illegale è esposto al rischio di consumare un prodotto senza sapere nulla da dove venga e con quali altre sostanze sia tagliato.

2) In secondo luogo, per evitare di finanziare la criminalità organizzata che gestisce lo spaccio.

A prescindere dal mio personale pensiero sull’argomento che è quello di un antiproibizionista convinto, perché credo siano più i danni che derivano dal proibire che dal consentire, vediamo che cosa si rischia in generale in caso di coltivazione di Cannabis.

In questo caso è prevista la pena della reclusione da due a sei anni e la multa da euro 5.164 ad euro 77.468.

Se invece la la coltivazione è di lieve entità

E' prevista la pena della reclusione da 6 mesi a 4 anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329.

Per capire se il fatto sia di lieve entità si valutano

1) I MEZZI
2) LE MODALITA'
3) LE CIRCOSTANZE DELL'AZIONE
4) LA QUALITA' E
5) LA QUANTITA' DELLE SOSTANZE

Torniamo ora alla domanda originaria.

Si rischia un processo penale anche in caso di coltivazione di CANNABIS per uso personale?

Assolutamente sì e si rischiano le pene appena richiamate

Questo per due ragioni:

1) Le sentenze dei Tribunali, delle Corti d'appello e della Suprema Corte di Cassazione, come già ho anticipato, non seguono un indirizzo univoco.

2) Poi perchè la legge in questo caso non punisce la cessione a terzi o la finalità di spaccio ma punisce la coltivazione in sè;

Possiamo distinguere tre indirizzi che sono stati adottati dai Tribunali, le Corti d’Appello e la Suprema Corte di Cassazione:

1) il primo ritiene punibile la coltivazione a prescindere dall'uso personale fin dal momento della semina (pericolo presunto);

Un esempio di questo orientamento è una sentenza del gennaio 2016 della Corte di Cassazione (Cass. pen. sez. VI sent. n. 25057 2016; Cassazione penale, sez. IV, 15/11/2005, n. 150) ove si afferma:

Ai fini della punibilità della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, l'offensività della condotta non è esclusa dal mancato compimento del processo di maturazione dei vegetali, e questo neppure quando risulti l'assenza di principio attivo ricavabile nell'immediatezza.

E’ sufficiente che gli arbusti siano prevedibilmente in grado di rendere, all'esito di un fisiologico sviluppo, quantità significative di prodotto dotato di effetti droganti, Ciò in quanto il "coltivare" è attività che si riferisce all'intero ciclo evolutivo dell'organismo biologico.

2) il secondo ritiene che per integrare il reato di coltivazione sia sufficiente la conformità della pianta al tipo botanico di cannabis vietato e pertanto la sua attitudine a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente

Un esempio di questo orientamento è una sentenza del gennaio 2016 della Corte di Cassazione (Cass. Pen. sez. IV 2016 n. 53337) secondo la quale:


Ai fini della punibilità della coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, l'offensività della condotta consiste nella sua idoneità a produrre la sostanza per il consumo. Sicché non rileva la quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza, ma la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre la sostanza stupefacente.

Entrambi questi due orientamenti non consentono alcuna giustificazione di uso personale perchè sono ancorati ad una interpretazione letterale della legge.

Una sintesi di questi orientamenti restrittivo è una sentenza del gennaio 2018 della Corte di Cassazione (Cassazione penale, sez. IV, 17/01/2018, n. 12226) ove si afferma:


Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale

3) Il terzo orientamento valuta, a differenza dei precedenti orientamenti, la capacità dello stupefacente ad essere diffuso nel mercato e pertanto in via indiretta elementi utili per tale valutazione sono:

A) l’uso personale;
B) e soprattutto la minima entità della sostanza producibile;

A mio avviso, questa è certamente una interpretazione di più ampio respiro che più è in linea con la nostra Costuzione (si veda Cass. pen. Sez. VI n. 5254 2015; Cassazione penale, sez. VI, 17/02/2016, n. 8058; Cassazione penale, sez. VI, 04/01/2018, ud. 04/01/2018, dep.27/02/2018, n. 9012)

Un esempio di questo orientamento è una sentenza del gennaio 2018 della Corte di Cassazione (Cassazione penale, sez. VI, 04/01/2018, ud. 04/01/2018, dep.27/02/2018, n. 9012) ove si afferma che:

Deve escludersi la sussistenza del reato di coltivazione non autorizzata di piante da cui sono ricavabili sostanze stupefacenti qualora il giudice accerti l'inoffensività in concreto della condotta, per essere questa di tale minima entità da rendere sostanzialmente irrilevante l'aumento di disponibilità di droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa.

Quindi la situazione è molto confusa e il rischio è che due persone che abbiano commesso lo stesso identico fatto rischino una di essere assolta e l’altra di essere condannata a seconda dell’orientamento che la Corte o il Tribunale adotti.

Pertanto 2 sono gli effetti certi in questi casi:

1) è altamente probabile che in questi casi si subisca un processo penale;

2) inoltre si subirà un danno sia a livello economico che emotivo perché il processo penale è già un danno in sé a prescindere poi dalla eventuale condanna.

Sarebbe necessario un intervento chiarificatore della Corte di Cassazione a Sezioni unite, che può avere una funzione di uniformare le interpretazioni.

Ma ancora meglio a mio avviso sarebbe un intervento del Parlamento che chiarisca questo punto della legge.

Mi piace dare sempre delle soluzioni e pertanto ho DUE CONSIGLI se vi doveste trovare purtroppo in questa situazione.


1) Impostate bene il processo e con quanti più elementi possibili per dimostrare che dalla sostanza siano ricavabili poche dosi e che la stessa sia destinata ad uso personale.

Al riguardo può essere d'aiuto una perizia o consulenza tossicologica che dimostri

a) il proprio stato di assuntore abituale e
b) che dalla sostanza possano derivare solo poche dosi.

Questa è la via per ottenere una sentenza di assoluzione.

Come dico sempre la strategia difensiva è come un vestito tagliato su misura che deve essere cucito da un sarto esperto che conosca i tessuti e sappia comporre un abito che vesta alla perfezione.

Quindi affidatevi ad un buon Avvocato esperto della materia.

Come seconda strategia, si può sostenere che l'offesa sia di particolare tenuità e ottenere una sentenza di non doversi procedere sussistendone le condizioni previste dalla legge.

Un ultimo quesito che magari approfondirò meglio in un'altra video lezione è questo:

Per legge, si può coltivare a livello privato cannabis c.d. light quindi con un principio di Thc al di sotto dei valori stabiliti dalla legge?

No il privato non la può coltivare.

Questo perché la coltivazione è regolata dalla legge con delle procedure specifiche e con dei semi certificati.

Magari dedicherò una video lezione sull’argomento.

Se hai trovato questa video lezione utile iscriviti al mio canale youtube Avv. Daniele Mistretta per essere costantemente aggiornato sulle novità. 


Ti ringrazio vivamente per l’attenzione.

Articolo redatto dall'Avv. Daniele Mistretta.



Servizi legali - Chiama il 339.2268781


Lo studio si occupa di processi penali che riguardano persone accusate di reati in materia di spaccio e di coltivazione e di stupefacenti in genere.


Lo Studio svolge le seguenti attività:

 

1) Assistenza legale in fase cautelare, di convalida dell’arresto e processo per direttissima


2)   Assistenza nel corso delle indagini


3)   Svolgimento di indagini difensive


4) Ausilio di consulenti tossicologici per l’analisi del capello che consentano    di verificare l’eventuale stato di tossicodipendenza della persona accusata. Tale   esame consente di valutare se la persona sia assuntore di droga abituale


5)    Valutazione della possibilità di scelta di riti alternativi


6)    Assistenza nel corso della fase esecutiva e carceraria

 

In materia di stupefacenti la legge italiana punisce la detenzione ad uso non esclusivamente personale. 

 

Viceversa se la detenzione di droga è ad uso personale si potrà essere sottoposti unicamente a delle sanzioni amministrative

 

E’ compito del giudice verificare se le circostanze del caso concreto siano sintomo di attività di spaccio ovvero di un uso esclusivamente personale penalmente rilevante. 

 

E’ possibile che anche quantitativi di sostanza stupefacente al di sotto del massimo detenibile previsto dalle tabelle ministeriali possano integrare il reato penale ove le altre modalità dell’azione facciano propendere per un uso non esclusivamente personale (esempio cessione e ritrovamento di un’unica dose di stupefacente in flagranza di reato all’atto della cessione a terzi) o che viceversa quantitativi superiori al massimo detenibile non abbiano rilevanza penale perché le altre circostanze di fatto escludono un’attività di spaccio.


Cosa si rischia in caso di spaccio di sostanze stupefacenti?

Al riguardo è necessario distinguere tra 


1) Droghe pesanti (come ad esempio la cocaina, l’eroina) e


2) droghe leggere (come ad esempio l’hashish e la marijuana)

1. Per le Droghe Pesanti è prevista la reclusione da otto a venti anni e la multa da euro 25.822 a euro 258.228.

2. Per Droghe Leggere è prevista la reclusione da due a sei anni e la multa da euro 5.164 a euro 77.468.

Se lo Spaccio è di lieve entità cosa si rischia?

E' prevista la pena (si badi bene senza distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere) della reclusione da 6 mesi a 4 anni e la multa da euro 1.032 a euro 10.329.

Cosa si valuta per capire se lo spaccio sia lieve?

In questo caso bisogna porre l’attenzione sui

1) I MEZZI 


2) LE MODALITA' 


3) LE CIRCOSTANZE DELL'AZIONE 


4) LA QUALITA' E 


5) LA QUANTITA' DELLE SOSTANZE

Questi elementi devono essere valutati congiuntamente dal giudice per ritenere sussistente la lieve entità.

Si pensi al caso del c.d. piccolo spaccio, che si caratterizza per una minore portata dell’attività dello spacciatore con una ridotta circolazione di stupefacente, di denaro, nonché di guadagni limitati.

Se lo spaccio riguarda un ingente quantitativo di stupefacenti cosa succede?

Le pene sono aumentate dalla metà a due terzi

Esistono degli altri casi in cui la pena può essere aumentata e diminuita?

Sì esistono e sono disciplinati sia dal codice penale che dalla legge sugli stupefacenti.

Ad esempio la pena è aumentata:

a) nei casi in cui le sostanze stupefacenti e psicotrope sono consegnate o comunque destinate a persona di età minore;

b) per chi ha indotto a commettere il reato, o a cooperare nella commissione del reato, persona dedita all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope;


d) se il fatto è stato commesso da persona armata o travisata;


e) se le sostanze stupefacenti o psicotrope sono adulterate o commiste ad altre in modo che ne risulti accentuata la potenzialità lesiva;


f) se l'offerta o la cessione è finalizzata ad ottenere prestazioni sessuali da parte di persona tossicodipendente;


g) se l'offerta o la cessione è effettuata all'interno o in prossimità di scuole di ogni ordine o grado, comunità giovanili, caserme, carceri, ospedali, strutture per la cura e la riabilitazione dei tossicodipendenti.

Che soluzioni ci sono e che strategia difensiva conviene adottare?

E’ necessaria una premessa.

Come dico sempre la strategia difensiva è come un vestito tagliato su misura, sulla base delle circostanze oggettive risultanti dagli atti, di quelle soggettive (per esempio la persona non è incensurata) e delle esigenze del cliente

La prima strategia:

1. Dimostrare che la sostanza è detenuta per uso esclusivamente personale o che si deve essere assolti per altro motivo.

Un esempio realmente accaduto:

Un trentenne nel corso di un controllo presso il casello autostradale di Pomigliano d'Arco, veniva trovato in possesso sostanza stupefacente.

In particolare nella sua auto venivano trovate di 21 confezioni di marijuana, risultata del peso di gr. 25,7 dal quale erano ricavabili n. 75,5 dosi medie giornaliere, oltre che di due bussolotti, contenenti eroina e cobret.

Tale persona veniva assolta dalla Corte di Cassazione. 


Il fatto rilevante, valorizzato dalla Corte di Cassazione per assolvere tale persona è che si trattava di un tossicodipendente iscritto al Sert come consumatore abituale di eroina oltre che consumatore occasionale di cocaina e cannabinoidi.

Quindi in sostanza si è dimostrato un uso personale come scorta. 


(Si veda Corte di cassazione - Sezione VI penale - sentenza 14 giugno 2017 n. 29798)

La seconda strategia,

2. Non punibilità per particolare tenuità del fatto

Sono necessarie 3 Condizioni:

1) Il fatto di spaccio deve essere di lieve entità; 


2) Il comportamento non deve essere abituale;


3) L’offesa deve essere di particolare tenuità, valutate le modalità della condotta, l’eseguità del danno o del pericolo.

Se sussistono tutte queste condizioni il giudice potrà emettere una sentenza di non doversi procedere per particolare tenuità del fatto.

Ad esempio la Corte di Cassazione ha assolto un imputato per la coltivazione in abitazione di sei piantine di cannabis dell’altezza di 90 cm, contenenti un quantitativo di THC pari a 42 dosi, perché inidonea “a determinare la possibile diffusione della sostanza producibile” e la “moltiplicazione delle occasioni di lesione della salute pubblica” (Cass. Penale, Sez. III, n. 36037/2017).

La terza strategia

3. Consiste nel chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova

Il beneficio e che si evita la condanna penale in caso di esito positivo della prova

Vediamo le condizioni per accedervi

1. Lo spaccio deve essere di lieve entità;


2. Deve essere richiesta dalla persona coinvolta;


3. Se ne può beneficiare una sola volta;

La messa alla prova comporta la prestazione di condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché, ove possibile, il risarcimento del danno dallo stesso cagionato.

Comporta altresì l'affidamento dell'imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che può implicare, tra l'altro, attività di volontariato di rilievo sociale, ovvero l'osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di frequentare determinati locali.

La concessione della messa alla prova è inoltre subordinata alla prestazione di lavoro di pubblica utilità.

Il lavoro di pubblica utilità consiste in una prestazione non retribuita, affidata tenendo conto anche delle specifiche professionalità ed attitudini lavorative dell'imputato, di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, in favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato. La prestazione è svolta con modalità che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell'imputato e la sua durata giornaliera non può superare le otto ore.

La sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato non può essere concessa più di una volta.

La quarta strategia 

4. Consiste nel chiedere i LAVORI DI PUBBLICA UTILITÀ (Strategia simile alla precedente)

Anche in questo caso, vediamo le condizioni per accedervi

1) Spaccio di lieve entità;


2) il reato deve essere stato commesso da persona da persona tossicodipendente o da assuntore di sostanze stupefacenti;


3) Nel caso specifico, non deve concedersi il beneficio della sospensione condizionale della pena;

Infine la quinta strategia,


5. LIMITARE I DANNI


Se le carte processuali non consentono di sostenere un uso esclusivamente personale della sostanza stupefacente e nessuna delle altre strade è percorribile si può adottare una strategia c.d. PARACADUTE volta a limitare i danni.

In questo senso si possono adottare delle strategie processuali che consentano in caso di condanna di avere lo sconto fino a un terzo della pena (si pensi al patteggiamento o al giudizio abbrevio che consentono uno sconto di pena fino a un terzo).

Ad esempio: se la pena per spaccio di stupefacenti è di un anno e 1200 euro, questa viene diminuita a 8 mesi di reclusione e 800 euro di multa

2. Inoltre se ne sussistono i presupposti si può beneficiare della c.d. Sospensione condizionale della pena.

Per l'effetto se la pena è inferiore a due anni di reclusione, questa viene sospesa e non si va in carcere purchè nei 5 anni successivi non venga commesso un'altro reato.


Articolo redatto dall'Avv. Daniele Mistretta


ARTICOLO N.73 del DPR n. 309 del 1990 

a seguito della Sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 2014

 

Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.


1. Chiunque senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede o riceve, a qualsiasi titolo, distribuisce, commercia, acquista, trasporta, esporta, importa, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo o comunque illecitamente detiene, fuori dalle ipotesi previste dall'articolo 75, sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alle tabelle I e III previste dall'articolo 14, è punito con la reclusione da otto a venti anni e con la multa da euro 25.822 (lire cinquanta milioni) a euro 258.228 (lire cinquecento milioni).

 

2. Chiunque, essendo munito dell'autorizzazione di cui all'articolo 17, illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni indicate nel comma 1, è punito con la reclusione da otto a ventidue anni e con la multa da euro 25.822 (lire cinquanta milioni) a euro 309.874 (lire seicento milioni).

 

3. Le stesse pene si applicano a chiunque coltiva, produce o fabbrica sostanze stupefacenti o psicotrope diverse da quelle stabilite nel decreto di autorizzazione.

 

4. Se taluno dei fatti previsti dai commi 1, 2 e 3 riguarda sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alle tabelle II e IV previste dall'articolo 14, si applicano la reclusione da due a sei anni e la multa da euro 5.164 (lire dieci milioni) a euro 77.468 (lire centocinquanta milioni).

 

5. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalita' o le circostanze dell'azione ovvero per la qualita' e quantita' delle sostanze, E' DI LIEVE ENTITA'e' punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329.

 

5-bis. Nell'ipotesi di cui al comma 5, limitatamente ai reati di cui al presente articolo commessi da persona tossicodipendente o da assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice, con la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, su richiesta dell'imputato e sentito il pubblico ministero, qualora non debba concedersi il beneficio della sospensione condizionale della pena, puo' applicare, anziche' le pene detentive e pecuniarie, quella del lavoro di pubblica utilita' di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalita' ivi previste. Con la sentenza il giudice incarica l'ufficio locale di esecuzione penale esterna di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilita'. L'ufficio riferisce periodicamente al giudice. In deroga a quanto disposto dal citato articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000, il lavoro di pubblica utilita' ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata. Esso puo' essere disposto anche nelle strutture private autorizzate ai sensi dell'articolo 116, previo consenso delle stesse. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilita', in deroga a quanto previsto dal citato articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000, su richiesta del pubblico ministero o d'ufficio, il giudice che procede, o quello dell'esecuzione, con le formalita' di cui all'articolo 666 del codice di procedura penale, tenuto conto dell'entita' dei motivi e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena con conseguente ripristino di quella sostituita. Avverso tale provvedimento di revoca e' ammesso ricorso per cassazione, che non ha effetto sospensivo. Il lavoro di pubblica utilita' puo' sostituire la pena per non piu' di due volte.

 

5-ter. La disposizione di cui al comma 5-bis si applica anche nell'ipotesi di reato diverso da quelli di cui al comma 5, commesso, per una sola volta, da persona tossicodipendente o da assuntore abituale di sostanze stupefacenti o psicotrope e in relazione alla propria condizione di dipendenza o di assuntore abituale, per il quale il giudice infligga una pena non superiore ad un anno di detenzione, salvo che si tratti di reato previsto dall'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale o di reato contro la persona.

 

6. Se il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro, la pena è aumentata.

 

7. Le pene previste dai commi da 1 a 6 sono diminuite dalla metà a due terzi per chi si adopera per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, anche aiutando concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti.

 

7-bis. Nel caso di condanna o di applicazione di pena su richiesta delle parti, a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, e' ordinata la confisca delle cose che ne sono il profitto o il prodotto, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero quando essa non e' possibile, fatta eccezione per il delitto di cui al comma 5, la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilita' per un valore corrispondente a tale profitto o prodotto.

 

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