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columnicon.png  Stalking e Atti Persecutori 

         Assistenza legale - chiama il 339.2268781


Gli Avvocati penalisti dello Studio hanno affrontato numerosi casi di stalking sia nella difesa di imputati o indagati che di vittime del reato.

 

Nell’assistenza di imputati o indagati per stalking i principali servizi legali dello Studio sono:

 

1)     Primo incontro orientativo per valutare le possibilità di difesa;

 

2)   Svolgimento di indagini difensive (ad esempio acquisizione di dichiarazioni da parte di persone informate sui fatti o di documentazione utile) per individuare eventuali elementi a favore della tesi difensiva;

 

3)    Presentazione di memorie difensive per la più ampia tutela dei diritti del proprio assistito;

 

4)    Assistenza legale in tutte le fasi del procedimento penale;

 

5)  Presentazione di istanze per la revoca o la sostituzione di ogni provvedimento cautelare nei confronti dell’indagato (arresti domiciliari, custodia cautelare in carcere o divieto di avvicinamento)

 

6)    Trial consultation e confronto con un Consulente psicologo o criminologo

 

Tutte queste attività difensive consentono di affrontare il procedimento penale sulla base di una strategia difensiva che si fonda su tutti gli elementi a discarico individuati. Solo una oculata strategia difensiva sin dalla fase delle indagini difensive può consentire di difendersi dalle accuse mosse secondo principio del “difendersi provando”.

 

Nell’assistenza di vittime del reato si offrono i seguenti servizi legali:

 

1)     Primo incontro orientativo sulle possibilità di difesa

 

2)    Attivazione della procedura di ammonimento da parte del Questore con la revoca dell’autorizzazione al possesso o al porto d’ami che il persecutore dovesse eventualmente detenere;

 

3)    Redazione di una denuncia querela

  

4)   Svolgimento di indagini difensive ove le circostanze lo richiedano con assunzione di dichiarazioni da parte di persone informate sui fatti;

 

5)  Sollecitazione del P.M. a richiedere l’applicazione di una misura cautelare che consenta di fermare l’azione dello stalker (custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa);

 

6)   Costituzione di parte civile nel processo e richiesta di risarcimento del danno nei confronti dello stalker

 

7)   Assistenza legale durante tutto il corso del processo

 

8)   Trial consultation e confronto con un consulente psicologo o criminologo

 

Di seguito si riporta la fonte normativa del reato di stalking.


ARTICOLO N.612 bis c.p.

Atti persecutori (Stalking)

 

[I]. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (2) chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

 

[II]. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (3).

 

[III]. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

 

[IV]. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612, secondo comma. (4). Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.

 

(1)Articolo inserito dall'art. 7 del d.l. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modif., dalla l. 23 aprile 2009, n. 38. La pena prevista dal presente articolo, ai sensi dell'art. 8 del d.l. n. 11 cit., convertito dalla l. n. 38 del 2009, è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi dello stesso articolo 8. Lo stesso art. 8, prevede che si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis quando il fatto è commesso da soggetto ammonito.

(2)L'art. 1-bis d.l. 1° luglio 2013 n. 78, conv. con modif., dalla l. 9 agosto 2013, n. 94, ha sostituito le parole "a cinque anni" alle parole "a quattro anni".

(3)Comma sostituito dall'art. 1, d.l. 14 agosto 2013, n. 93, conv, con, modif., dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119. Il testo precedente recitava: «La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa».

(4)L'art. 1, d.l. 14 agosto 2013, n. 93, conv, con, modif., dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119, ha, in sede di conversione, inserito le parole: «La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612, secondo comma».


Competenza: Trib. monocratico

 

Arresto: obbligatorio

 

Fermo: non consentito

 

Custodia cautelare in carcere: consentita

 

Altre misure cautelari personali: consentite

 

Procedibilità: a querela; d’ufficio (quarto comma secondo periodo)



Giurisprudenza in materia di stalking

 

Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 33196 del 20/06/2014


E’ configurabile il delitto di "stalking" quando, come previsto dall'art. 612, comma 1, il comportamento minaccioso o molesto di taluno, posto in essere con condotte reiterate, abbia cagionato nella vittima o un grave e perdurante stato di turbamento emotivo ovvero abbia ingenerato un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero ancora abbia costretto lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita, bastando, inoltre, ad integrare la reiterazione quale elemento costitutivo del suddetto reato come dianzi affermato, anche due sole condotte di minaccia o di molestia (v. Cass. Sez. 5^ 1 dicembre 2010 n. 8832, Sez. 5^ 11 gennaio 2011 n. 7601 e Sez. 5^ 09 maggio 2012 n. 24135).

Trattasi, in tutta evidenza, di un reato che prevede eventi alternativi, la realizzazione di ciascuno dei quali è, dunque, idonea ad integrarlo (v. Cass. Sez. 5^ 19 maggio 2011 n. 29872), dovendosi, in particolare, intendere per alterazione delle proprie abitudini di vita, ogni mutamento significativo e protratto per un apprezzabile lasso di tempo dell'ordinaria gestione della vita quotidiana, indotto nella vittima, come nel caso in esame, dalla condotta persecutoria altrui (quali un inseguimento dell'autovettura della parte offesa, il danneggiamento della stessa, gli appostamenti reiterati, la prosecuzione dell'attività persecutoria nonostante l'esistenza di una misura cautelare personale tipizzata), finalizzato ad evitare l'ingerenza nella propria vita privata del molestatore.

 

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