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No al ritiro della patente secondo il Giudice di pace di Monza con tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 g/l 


 

Benvenuto, in questo articolo ti spiegherò se sono legittimi il ritiro e la sospensione della patente per alcol, quando il tasso alcolemico è compreso tra 0,8 e 1, 5 grammi litro.

Per capire meglio partiamo da un caso realmente accaduto.

Un automobilista veniva fermato a Monza dalle forze dell’ordine e veniva sottoposto all’accertamento per guida in stato di ebbrezza con etilometro.

L’accertamento dava esito positivo.

In particolare veniva riscontrato un tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 grammi per litro.


Per l’effetto, gli agenti ritiravano la patente e la trasmettevano al prefetto di Milano per la sospensione.

Contemporaneamente trasmettevano pure gli atti al Tribunale di Monza.

Il prefetto di Milano pertanto emetteva una ordinanza di sospensione della patente per il periodo di sei mesi.

Contemporaneamente prescriveva all’automobilista di sottoporsi alle visite mediche presso la commissione medica locale per riottenere la patente alla scadenza di questo periodo di sospensione.

L’automobilista si attivava immediatamente e si rivolgeva al suo avvocato di fiducia esperto di queste problematiche di guida in stato di ebbrezza.

Pertanto l’Avvocato promuoveva un ricorso al giudice di pace di Monza chiedendo l’immediata restituzione della patente per ragioni lavorative facendo rilevare che in tali casi la sospensione della patente non è consentita.

Difatti l’automobilista doveva fare ogni giorno lunghi spostamenti per recarsi a lavoro e non poteva fare a meno dell’automobile.

Il Giudice di pace di Monza dopo pochi giorni dalla presentazione del ricorso fissava un'udienza e, valutato fondato il ricorso in attesa della decisione finale, ordinava la restituzione provvisoria della patente.

Alla successiva udienza il Giudice di pace di Monza decideva definitivamente sul caso e annullava completamente l’ordinanza del prefetto.

In particolare annullava


1) La sospensione della patente;
2) La prescrizione delle visite mediche;

La decisione del Giudice si basava sulla interpretazione del codice della strada per cui in tali casi, quando il tasso alcolemico è compreso tra 0,8 e 1,5 non è possibile la sospensione provvisori della patente.

A mio avviso, è questo l’orientamento più corretto e che condivido pienamente.

Per l’effetto la patente nel caso specifico non doveva essere né ritirata né sospesa.

Tuttavia l’interpretazione della legge non è chiara in questi casi e pertanto di fatto sarà necessario con ogni probabilità rivolgersi al giudice per far riconoscere le proprie legittime ragioni contro la sospensione della patente.


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L'Avv. Daniele Mistretta si occupa di procedimenti per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti  e reati stradali in genere. 


In particolare offre ai propri clienti i seguenti servizi legali:


1) Consulenza orientativa sulle possibilità di difesa;


2) Assistenza legale penale e valutazione della strategia difensiva più opportuna in riferimento al caso specifico;


3) Predisposizione di ricorsi al Giudice di pace avverso la sospensione della patente;


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A) Il dimezzamento del periodo di sospensione della patente disposto dal giudice;

 

B) Si evita la confisca dell'autovettura;

 

C) Si ottiene l'estinzione del reato;

 

D) Non si paga nessuna sanzione pecuniaria e si evita pure quella detentiva


Già in questa sede è possibile dare due consigli pratici:

 

Il primo consiglio

 

In ogni procedimento per guida in stato di ebbrezza si deve verificare se la persona sia stata avvisata della facoltà di essere assistita dal proprio difensore al momento dell'accertamento con etilometro o con esame del sangue.

 

Sussiste difatti l'obbligo di avvisare la persona che si sottopone ad alcoltest o ad esame del sangue della facoltà di essere assistito dal prorpio difensore di fiducia. 

 

Se ciò non dovesse avvenire l'accertamento con etilometro è nullo e non può essere utilizzato per provare la colpevolezza in un processo penale.

 

A stabilirlo è la Cassazione Penale a Sezioni unite con sentenza n. 5396 del 2015


 

Il secondo consiglio

 

L'intervento immediato di un legale esperto della materia consente in molti casi di ridurre il periodo di sospensione della patente e di valutare tutte le possibilità della difesa che possono essere pregiudicate da un intervento tardivo.


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Si mettono a disposizione tre utili sentenze in tema di sospensione della patente quando il tasso alcolemico è compreso tra 0,8 e 1,5 g/l

Cassazione civile sez. II,  18/04/2018, n. 9539



LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA CIVILE 


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PETITTI Stefano - Presidente -
Dott. ORILIA Lorenzo - Consigliere -
Dott. BELLINI Ubaldo - Consigliere -
Dott. COSENTINO Antonello - Consigliere -
Dott. VARRONE Luca - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente: 


ORDINANZA 


sul ricorso 6316-2014 proposto da:
S.S., (c.f. (OMISSIS)) elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DUILIO 22, presso AGENZIA OMNIA SERVICE 2P SRL, rappresentato e
difeso dall'avvocato SALVATORE STARA;
- ricorrenti -
contro
PREFETTO CAGLIARI, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo
rappresenta e difende;
- controricorrenti -
avverso la sentenza n. 307/2013 del TRIBUNALE di CAGLIARI, depositata il 18/01/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 02/02/2018 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.


FATTI DI CAUSA
1. Con verbale del 14 ottobre 2006 i carabinieri della compagnia di Cagliari contestavano a S.S. la contravvenzione prevista dall'art. 186 C.d.S., commi 2 e 9, per aver guidato l'auto vettura Lancia Y targata (OMISSIS) in stato di ebbrezza alcolica, all'esito di doppio accertamento fatto con l'etilometro in dotazione, il cui esito era stato in prima battuta di 1,56 g/l e poi di 1,47 g/l.
2. Con ordinanza del 24 ottobre 2006, il prefetto di Cagliari disponeva la misura cautelare della sospensione della patente di guida di S.S., ai sensi dell'art. 186 C.d.S., commi 2 e 9, e art. 223 C.d.S., fino all'esito della visita medica prevista dall'art. 186, comma 8 stesso codice.
3. Con ricorso depositato il 10 novembre 2006 S.S. proponeva tempestiva opposizione avverso l'ordinanza di sospensione sostenendo: 1) che l'esito dell'accertamento non fosse attendibile in quanto i due rilievi erano stati eseguiti ad intervalli troppo ravvicinati ed inferiori ai 5 minuti prescritti dall'art. 379 reg. C.d.S.; 2) che il suo stato di sobrietà fosse comunque provato dal fatto che il suo compagno di viaggio, pur sottoposto all'alcoltest era stato accertato essere del tutto sobrio nonostante avesse assunto la medesima quantità di sostanze alcoliche; 3) che i pubblici accertatori avevano escluso i sintomi dell'ebbrezza, attestando solo l'alito vinoso; 4) che il verbale era inefficace in quanto non gli erano stati consegnati gli scontrini dei due rilevamenti; 5) che l'apparato utilizzato non era omologato; 6) che la sanzione accessoria era eccessiva.
Con il medesimo ricorso lo S. chiedeva la sospensione dell'ordinanza prefettizia allegando quanto al fumus boni iuris i medesimi argomenti posti per il merito.
Con decreto del 21 novembre 2006 il giudice di pace ritenuta l'insussistenza dei gravi motivi che giustificavano la sospensione respingeva la relativa domanda e fissava udienza di comparizione delle parti.
Con atto depositato il 22 novembre 2006 l'attore chiedeva che il giudice di pace provvedesse in merito all'istanza di sospensione e che in difetto si astenesse dalla trattazione della causa. Con ordinanza in data 1 dicembre 2006 il giudice di pace respingeva entrambe le istanze e, con atto in pari data, il giudice di pace coordinatore comunicava al difensore dell'attore che egli non aveva il potere di sostituire il giudice assegnatario.
Con atto depositato il 15 dicembre 2006 l'attore chiedeva che il giudice di pace coordinatore sostituisse il giudice di pace affidatario della causa sostenendo che gli atti dallo stesso adottati fossero privi di motivazione e, quindi, tamquam non esset. Il giudice di pace coordinatore comunicava all'istante che l'obbligo di rispettare le tabelle del tribunale non consentiva la sostituzione del giudice.
Il 23 febbraio 2007 l'amministrazione si costituiva in giudizio e chiedeva il rigetto dell'opposizione.
4. Il 7 marzo 2007 l'attore rinnovava la richiesta di astensione del giudice di pace e, in subordine, lo ricusava sostenendo che non fosse sereno e imparziale e che ciò fosse desumibile dal fatto che a suo dire aveva violato l'obbligo di motivare la pronuncia cautelare.
Il 13 marzo 2007 il giudice di pace coordinatore rimetteva gli atti al presidente del tribunale il quale, il 15 marzo 2007, respingeva la ricusazione ritenendo che non vi fosse prova della grave inimicizia prevista all'art. 51 c.p.c., comma 1, n. 3, o dell'interesse del giudice nella causa previsto dal comma 2 medesimo art..
Il 30 ottobre 2007 l'attore riassumeva la causa e il giudice di pace fissava una nuova udienza di comparizione.
Il 23 febbraio 2008 l'attore chiedeva nuovamente l'astensione del Giudice di Pace assegnatario del procedimento e lo ricusava insieme al presidente del tribunale.
Il tribunale dichiarava inammissibile la ricusazione del giudice di pace in quanto decisa in via definitiva col provvedimento del 15 marzo 2007 e, con ordinanza del 22 aprile 2008, il Tribunale respingeva la ricusazione del presidente tribunale.
Con ricorso del 21 Maggio 2008 l'attore ricusava nuovamente il giudice di pace, il presidente del tribunale e tutti i giudici che si erano pronunciati sulla precedente ricusazione, il tribunale dichiarava l'inammissibilità del ricorso per la medesima ragione di definitività del provvedimento di ricusazione.
5. Il giudice di pace fissava l'udienza per la discussione della causa e rigettava l'opposizione.
Il rigetto si basava sulle seguenti argomentazioni: la natura della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida prevista dall'art. 186 C.d.S., comma 2, non presuppone l'accertamento dell'esistenza del reato ma unicamente la valutazione sommaria e provvisoria dei presupposti che, ai fini meramente cautelari, avvalorino la commissione del reato. In tal senso nella sentenza si evidenziavano vari elementi, tra i quali, l'ammissione da parte del ricorrente di aver bevuto un bicchierino di grappa, il risultato dell'alcoltest, la cui attendibilità non era inficiata dal mancato rispetto dell'intervallo temporale di 5 minuti prescritto a fini meramente ordinatori dalla legge e la mancata contestazione da parte dell'interessato del risultato.
6. Avverso tale sentenza proponeva appello S.S., lamentando la carenza di motivazione dei provvedimenti con cui erano state respinte le sue istanze cautelari e di ricusazione e la conseguente nullità delle quattro ordinanze con cui erano state respinte le istanze di ricusazione del Giudice di Pace e del presidente del tribunale. Inoltre lo S. eccepiva l'erroneità della motivazione della sentenza con riguardo alla irrilevanza dell'intervallo temporale da osservare nell'alcoltest e il travisamento dei fatti avendo egli contestato le risultanze del test sia nella nota 16 ottobre 2006 indirizzata ai carabinieri che nel ricorso al giudice di pace.
L'appellante nel corso del giudizio produceva la sentenza con la quale la Corte d'Appello di Cagliari rigettava l'appello proposto dal procuratore generale e confermava la sentenza del Tribunale Penale di Cagliari di assoluzione dello stesso dal reato previsto dall'art. 186 C.d.S. con la formula perchè il fatto non sussiste.
7. La Corte d'Appello rigettava il ricorso richiamando la giurisprudenza della Cassazione che distingue la sospensione della patente di guida di cui all'art. 186 C.d.S. da quella di cui all'art. 223 medesimo codice. La prima avendo natura di sanzione amministrativa accessoria, presuppone necessariamente l'accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza (Cass. n. 21447 del 2010 e n. 12898 del 2010). La seconda, invece, trova giustificazione nella necessità di impedire che il conducente del veicolo, nei cui confronti sussistano fondati elementi di un'evidente responsabilità in ordine ad eventi lesivi dell'incolumità altrui, nell'immediato, prima ancora che sia accertata la sua responsabilità penale, continui a tenere una condotta che può arrecare pericolo ad altri soggetti.
Il sindacato del giudice civile sulla legittimità della misura è limitato alla valutazione della sussistenza di sufficienti indizi di colpevolezza in ordine al reato ipotizzato e delle condizioni previste dalla legge per la sua irrogazione a prescindere dall'esito del processo penale per il reato di guida in stato di ebbrezza. Nel caso di specie tali condizioni sussistevano in quanto l'attore aveva ammesso di aver bevuto alcolici se pure in modica quantità ed entrambi i test eseguiti a distanza di 4 minuti avevano dato esito positivo, riscontrando un tasso alcolemico, nel primo di ben tre volte superiore a quello legale di 0,50 g/l, e nel secondo di 1,47 g/l. Tale macroscopico superamento giustificava la misura adottata.
Infine il giudice dell'Appello riteneva le conclusioni formulate in via subordinata inammissibili, perchè la decisione sulle istanze di ricusazione del giudice procedente e del presidente del tribunale competono soltanto agli organi che si sono già pronunciati in via definitiva.
8. Avverso la suddetta sentenza proponeva appello S.S. sulla base di 7 motivi di ricorso.
9. Il prefetto, Ufficio territoriale del governo, si è costituito tardivamente al solo fine di partecipare all'udienza di discussione.

RAGIONI DELLA DECISIONE 


1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa applicazione dell'art. 186 C.d.S., commi 2, 8 e 9, e dell'art. 223 medesimo codice.
A parere del ricorrente la successiva sentenza di assoluzione dello S. varrebbe ad affermare l'insussistenza del fatto; il giudice civile ne dovrebbe necessariamente tenere conto per non contraddire il giudicato penale, affermando la sussistenza dei presupposti della misura cautelare.
1.2 Il motivo è infondato.
Secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte regolatrice in tema di sanzioni connesse alla guida in stato di ebbrezza, il provvedimento di sospensione della patente di guida che il Prefetto adotta nel caso di cui all'art. 186 C.d.S., comma 9, sino all'esito della visita medica del conducente prevista dal precedente comma, ha natura cautelare, essendo adottato sulla base del mero riscontro di un tasso alcolemico superiore a quello prescritto, e, quale presupposto per la sua emissione, non è affatto richiesta l'esistenza di un accertamento giudiziale definitivo; ne consegue che il ricorso proponibile dinanzi al giudice di pace in sede civile non può che riguardare la sussistenza o meno delle condizioni legittimanti l'applicazione della suddetta misura cautelare, e non anche la verifica dell'esistenza della condotta oggetto di accertamento in ambito penale (Sez. 2, Sent. n. 12898 del 2010).
Ne consegue che la legittimità di tale provvedimento deve essere valutata con riferimento al momento del fatto, senza che rilevi l'eventuale successivo giudicato penale di assoluzione dal reato presupposto.
2. Con riferimento ai restanti motivi di ricorso, per ragioni di priorità logica devono essere esaminati preliminarmente il terzo e il quinto motivo che, per la loro intima connessione, possono essere trattati congiuntamente.
Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa applicazione dell'art. 186 C.d.S., commi 2, 8 e 9, e dell'art. 223 medesimo codice e dell'art. 379 reg. C.d.S., comma 2.
Sostiene il ricorrente che, nel caso di specie, sarebbe stato violato l'art. 186 C.d.S., comma 9, secondo cui all'accertamento di cui ai commi 4 e 5, qualora risulti un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, deve sempre seguire la misura cautelare della sospensione della patente, mentre nel caso di specie al secondo accertamento con l'alcoltest seguito a distanza di soli 4 minuti dal primo il valore grammo litro era inferiore a 1,5.
2.1 Il quinto motivo è così rubricato: art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa applicazione dell'art. 186 C.d.S., commi 2 e 9, , dell'art. 223, comma 3 medesimo codice e della L. n. 689 del 1981, art. 14.
Allo S. è stata applicata la sanzione cautelativa di cui all'art. 223 C.d.S., comma 3, mentre in realtà la contestazione riguardava la violazione di cui all'art. 186 C.d.S., comma 9. Pertanto, come affermato nella sentenza della Cassazione n. 21447 del 2010 il tribunale e il giudice di pace sarebbero incorsi nella violazione dell'art. 14 sopra indicato.
2.2 I motivi terzo e quinto sono fondati.
L'art. 186 C.d.S. detta la disciplina della guida sotto l'influenza dell'alcool e stabilisce, al comma 2, le sanzioni per il caso di guida in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche. Oltre alle sanzioni penali l'articolo citato dispone, ai successivi commi 4 e 5, le modalità di accertamento del tasso alcolemico e, ai commi 8 e 9, detta disposizioni ulteriori, prevedendo, al comma 8, che "con l'ordinanza con la quale viene disposta la sospensione della patente ai sensi del comma 2, il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visita medica ai sensi dell'art. 119, comma 4, che deve avvenire nel termine di sessanta giorni" e, al comma 9, che "qualora dall'accertamento di cui ai commi 4 e 5 risulti un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l), ferma restando l'applicazione delle sanzioni di cui al comma 2, il prefetto, in via cautelare, dispone la sospensione della patente fino all'esito della visita medica di cui al comma 8". In tale contesto normativo, appare evidente la sussistenza della denunciata violazione di legge.
Questa Corte ha già ritenuto che "In tema di sanzioni amministrative connesse alla guida in stato di ebbrezza, la sospensione della patente di guida di cui all'art. 186 C.d.S. si fonda su presupposti diversi da quelli di cui all'art. 223 medesimo codice; nel primo caso, infatti, che costituisce fatto penalmente rilevante, la sospensione può conseguire, a titolo di sanzione accessoria, a seguito dell'accertamento del reato, mentre nel secondo la misura ha carattere preventivo e natura cautelare e trova giustificazione nella necessità di impedire che, nell'immediato, prima ancora che sia accertata la responsabilità penale, il conducente del veicolo, nei cui confronti sussistano fondati elementi di un'evidente responsabilità in ordine ad eventi lesivi dell'incolumità altrui, continui a tenere una condotta che può arrecare pericolo ad altri soggetti. Ne consegue che - in ragione del principio di necessaria corrispondenza tra fatto contestato e fatto assunto a base della sanzione irrogata, di cui alla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 14 - ove sia stata accertata, a carico del conducente, la contravvenzione di cui all'art. 186 C.d.S. la sospensione della patente di guida, con contestuale obbligo di sottoporsi a visita medica, può essere irrogata, senza alcun automatismo, solo nella ricorrenza delle condizioni di cui al comma 9 predetto articolo, ossia previo accertamento di un valore alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro" Sez. 2, Sentenza n. 21447 del 19/10/2010.
2.3 Nel caso di specie con verbale del 14 ottobre 2006 i carabinieri della compagnia di Cagliari contestavano a Stefano S. la contravvenzione prevista dall'art. 186 C.d.S., commi 2 e 9 per aver guidato l'auto vettura Lancia Y targata (OMISSIS) in stato di ebbrezza alcolica, all'esito di doppio accertamento fatto con l'etilometro in dotazione, il cui esito era stato prima di 1,56 g/l e poi di 1,47 g/l.
Con ordinanza del 24 ottobre 2006, il prefetto di Cagliari disponeva la misura cautelare della sospensione della patente di guida di S.S., ai sensi dell'art. 186 C.d.S., commi 2 e 9 e art. 223 C.d.S. fino all'esito della visita medica prevista dall'art. 186, comma 8 stesso codice.
Dunque, il provvedimento del prefetto di Cagliari di sospensione della patente di guida nei confronti dello S., è stato adottato in presenza di un tasso alcolemico che, al secondo test, per di più effettuato a soli 4 minuti dal primo, era inferiore a quello di 1,5 grammi per litro.
2.4 Risulta quindi violato l'art. 186 C.d.S., comma 9, che per la sospensione in via cautelare della patente di guida presuppone un accertamento di un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, nonchè la L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 14 per il quale deve sussistere la necessaria correlazione tra fatto contestato e fatto assunto a base della sanzione irrogata - considerato che la sanzione comminata allo S. era correlata ad una fattispecie diversa da quella attribuita a quest'ultimo in sede di contestazione.
3. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: "Ex 360 c.p.c., n. 4, per violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c. e art. 132 c.p.c., n. 4, nullità della sentenza del Tribunale".
Secondo il ricorrente il tribunale ha ignorato radicalmente le difese formulate dall'appellante nella comparsa conclusionale nella memoria di replica e analiticamente riportate nel ricorso.
4. Il quarto motivo di ricorso è così rubricato: "Ex art. 360 c.p.c., n. 4 per violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c. e art. 132 c.p.c., n. 4".
Il tribunale avrebbe ignorato radicalmente i motivi di opposizione richiamati nel precedente motivo.
5. Il sesto motivo di ricorso è così rubricato: "Ex art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa applicazione dell'art. 53 c.p.c. e dell'orientamento giurisprudenziale in materia di impugnabilità delle pronunce sulla ricusazione e per l'effetto violazione dell'art. 112 c.p.c.".
Il ricorrente contesta l'affermazione della sentenza nella quale si dice che le decisioni sulle istanze di ricusazione competono soltanto agli organi che si sono già pronunciati in via definitiva sulle stesse, mentre l'art. 53 c.p.c., comma 2, prevede che la decisione sulla ricusazione è pronunciata con ordinanza non impugnabile e i vizi rilevabili avverso la detta pronuncia si convertono in motivi di impugnazione della decisione sul merito della causa.
6. Il settimo motivo di ricorso è così rubricato: "Ex art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione dell'art. 91 c.p.c. e del D.M. n. 140 del 2012".
Il ricorrente contesta la condanna alle spese in quanto l'appello meritava accoglimento e perchè sono stati utilizzati scaglioni di riferimento errati in quanto riferiti al valore compreso tra Euro 25.000 e Euro 50000, mentre la violazione in esame rientrava nel primo Scaglione del detto D.M..
7. Il secondo, quarto sesto e settimo motivo di ricorso sono assorbiti dall'accoglimento del terzo e quinto motivo.
In definitiva la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto; non essendo poi necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte accoglie l'opposizione proposta ed annulla l'ordinanza del 24 ottobre 2006, con la quale il Prefetto di Cagliari ha disposto la misura cautelare della sospensione della patente di guida di S.S..
8. Il collegio ritiene che sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese. A tal proposito deve premettersi che il presente il giudizio è stato instaurato nell'anno 2006 e, dunque, deve farsi applicazione dell'art. 92 c.p.c., nel testo antecedente la modifica di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 45, comma 11, (art. 58 stessa legge).
Nei giudizi instaurati dopo l'entrata in vigore della L. n. 263 del 2005 (e prima del 4 luglio 2009), come quello in oggetto, il giudice può procedere a compensazione parziale o totale tra le parti in mancanza di soccombenza reciproca solo se ricorrono giusti motivi esplicitamente indicati nella motivazione, atteso il tenore dell'art. 92 c.p.c., comma 2, come modificato dall'art. 2, comma 1, lett. a) Legge citata (cfr. Cass. ord. 30 gennaio 2014, n. 2033).
Nel caso di specie i giusti motivi della compensazione devono ricondursi al fatto che la decisione è stata assunta in base ad atti o argomentazioni esposti solo in sede di ricorso per cassazione, e in relazione ai quali all'epoca dell'insorgenza della controversia mancava un orientamento univoco o consolidato posto che l'unica sentenza di legittimità intervenuta sul punto risale all'anno 2010 (Sez. 2, Sentenza n. 21447 del 19/10/2010). Tale pronuncia, inoltre, è rimasta isolata fino ad oggi non risolvendo l'oggettiva incertezza delle questioni di diritto rilevanti nel caso in esame.

P.Q.M. 


La Corte, accoglie il terzo e il quinto motivo di ricorso, rigetta il primo e dichiara assorbiti il secondo, il quarto, il sesto e il settimo motivo, cassa senza rinvio la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l'opposizione proposta da S.S. e annulla l'ordinanza del 24 ottobre 2006, con la quale il Prefetto di Cagliari disponeva la misura cautelare della sospensione della patente di guida. Spese compensate.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 2 febbraio 2018.
Depositato in Cancelleria il 18 aprile 2018

Cassazione civile sez. II, 19/10/2010, n.21447

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA CIVILE 


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ODDO Massimo - Presidente -
Dott. PICCIALLI Luigi - Consigliere -
Dott. MAZZACANE Vincenzo - rel. Consigliere -
Dott. MIGLIUCCI Emilio - Consigliere -
Dott. DE CHIARA Carlo - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
sentenza
sui ricorso 9654/2005 proposto da:
Z.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA G.
RANDACCIO 1, presso lo studio dell'avvocato SCARPA RICCARDO, che lo
rappresenta e difende unitamente all'avvocato VINCENZI FABRIZIO;
- ricorrente -
contro
UFF TERRITORIALE GOVERNO PREFRA SAVONA in persona del legale
rappresentante pro tempore;
- intimato -
avverso la sentenza n. 531/2004 del GIUDICE DI PACE di ALEENGA,
depositata il 11/11/2004;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
14/07/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per l'inammissibilità in
subordine rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO 


Con ricorso depositato il 24-6-2004 Z.S. impugnava dinanzi al Giudice di Pace di Albenga il decreto emesso il 31-3-2004 dal Prefetto di Savona con il quale quest'ultimo, a seguito dell'accertamento da parte dei Carabinieri di Albenga della contravvenzione di cui all'art. 186 C.d.S., aveva disposto a suo carico la sospensione della patente di guida per giorni 15, ordinandogli contestualmente di sottoporsi a visita medica presso la Commissione Medica Locale Patenti di Guida di Savona.
A sostegno del ricorso deduceva la violazione di legge in quanto il suddetto decreto non gli era stato tempestivamente notificato, e l'insussistenza della violazione in fatto.
Si costituiva in giudizio l'Ufficio Territoriale del Governo di Savona chiedendo il rigetto del ricorso.
Il Giudice di Pace adito con sentenza dell'11-11-2004 ha rigettato il ricorso, osservando in particolare che l'art. 223 C.d.S., nell'ipotesi di guida in stato di ebbrezza - ricorrente nella fattispecie - prevede l'emissione dell'ordinanza di sospensione cautelare della patente di guida da parte del Prefetto come un atto dovuto.
Avverso tale sentenza lo Z. ha proposto un ricorso articolato in due motivi; la parte intimata non ha svolto attività difensiva in questa sede.

MOTIVI DELLA DECISIONE 


Per ragioni di priorità logico - giuridica occorre esaminare anzitutto il secondo motivo di ricorso con il quale lo Z., denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 186 C.d.S., assume che il giudice di prime cure ha omesso di prendere in considerazione quanto previsto dal comma 9, di tale disposizione secondo cui "qualora risulti un valore corrispondente ad un tasso alcoolemico superiore a 1,5 grammi per litro, il Prefetto può disporre la sospensione della patente";
infatti il tasso alcoolimetrico cui si era sottoposto l'esponente e che era stato effettuato in due occasioni intervallate da uno spazio temporale di circa 10 minuti, aveva determinato un valore pari a 1,28 g/l la prima volta ed un valore pari a 1,31 g/l la seconda; pertanto, poichè nessuno dei suddetti valori aveva superato la soglia di 1/50 richiesta dal menzionato comma 9, la sanzione amministrativa della sospensione cautelativa della patente inflitta al ricorrente non avrebbe potuto essere irrogata.
La censura è fondata.
Il Giudice di Pace di Albenga ha premesso che il Prefetto di Savona, a seguito dell'accertamento da parte dei Carabinieri di Albenga della contravvenzione di cui all'art. 186 C.d.S., aveva disposto a carico dello Z. la sospensione della patente di guida per giorni 15 e gli aveva ordinato contestualmente di sottoporsi a visita medica presso la Commissione Medica Locale Patenti di guida di Savona;
rilevato poi che dal relativo verbale di contravvenzione era emerso che i risultati dell'esame alcoolemico cui si era sottoposto lo Z. avevano evidenziato alla prima prova un tasso alcolico di 1,28 g/l ed alla seconda di 1,31 g/l, superiori a 0,50 g/l, limite indicativo dello stato, di ebbrezza, ha confermato il suddetto provvedimento prefettizio assumendo che l'art. 223 C.d.S., comma 3, laddove è previsto che il Prefetto dispone la sospensione in via cautelare della patente nelle ipotesi di reato diverse dalle lesioni colpose e dall'omicidio colposo, nelle quali rientra lo stato di ebbrezza, configura tale ordinanza come un atto dovuto.
Orbene da tali considerazioni consegue che, dopo che allo Z. era stata contestata la violazione dell'art. 186 C.d.S., (consistente nella guida di autoveicolo in stato di ebbrezza, che costituisce fatto penalmente rilevante, cui può conseguire, ai sensi della stessa disposizione normativa, la sospensione della patente di guida, a titolo di sanzione amministrativa accessoria in seguito all'accertamento del reato), al medesimo è stata irrogata una sanzione in base all'art. 223 dello stesso codice (nel qual caso la misura, di carattere preventivo ed irrogatale dal Prefetto, ha natura cautelare e trova giustificazione nella necessità di impedire che, nell'immediato, prima ancora che sia accertata la responsabilità penale, il conducente del veicolo, nei cui confronti sussistano fondati elementi di una evidente responsabilità in ordine ad eventi lesivi dell'incolumità altrui, continui a tenere una condotta che può arrecare pericolo ad altri soggetti); è quindi evidente la diversità sia della natura della sanzione nell'uno e nell'altro caso (Cass. 28-8-2006 n. 18717) sia dei presupposti per la sua irrogazione, legati per la sospensione in via cautelare della patente di guida di cui all'art. 186 C.d.S., comma 9, all'accertamento di un valore corrispondente ad un tasso alcoolemico superiore a 1,5 grammi per litro, e per la stessa sanzione prevista dall'art. 223, comma 3, stesso codice alla configurabilità di "altre ipotesi di reato" rispetto a quelle richiamate dal comma 1, dello stesso articolo.
Pertanto ricorre la violazione della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 14, - per il quale deve sussistere la necessaria correlazione tra fatto contestato e fatto assunto a base della sanzione irrogata - considerato che la sanzione comminata allo Z. era correlata ad una fattispecie diversa da quella attribuita a quest'ultimo in sede di contestazione.
Con il primo motivo il ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 223 C.d.S., sostiene che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, l'esponente non era stato fermato dai verbalizzanti mentre era alla guida del proprio motoveicolo, ma era stato sottoposto all'accertamento etilometrico dopo un'ora da quando egli era sceso dalla moto e si trovava a piedi.
Con il terzo motivo lo Z., deducendo vizio di motivazione, rileva che la sentenza impugnata non ha considerato adeguatamente il primo motivo di opposizione relativo all'ingiustificato ed illegittimo ritardo con il quale l'esponente aveva ricevuto in data 7- 6-2004 la comunicazione della restituzione della patente, benchè l'ordinanza impugnata avesse stabilito la restituzione del documento entro il 5-4-2004.
Gli enunciati motivi restano assorbiti all'esito dell'accoglimento del secondo motivo di ricorso.
In definitiva la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto; non essendo poi necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte accoglie l'opposizione proposta ed annulla il provvedimento del Prefetto di Savona di sospensione della patente di guida del 31-3-2004.
Ricorrono giusti motivi, avuto riguardo alla natura controversa della lite, per compensare interamente le spese del giudizio di opposizione e del presente giudizio.

P.Q.M. 


La Corte:
Accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbiti il primo ed il terzo motivo, cassa senza rinvio la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l'opposizione proposta dallo Z. ed annulla il provvedimento del Prefetto di Savona del 31.3.2004;
Compensa interamente tra le parti le spese del giudizio di opposizione e del presente giudizio.
Così deciso in Roma, il 14 luglio 2010.
Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2010

Cassazione civile sez. VI , , 25/07/2017, n. 18342

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 2
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PETITTI Stefano - Presidente -
Dott. PICARONI Elisa - rel. Consigliere -
Dott. FALASCHI Milena - Consigliere -
Dott. SCALISI Antonino - Consigliere -
Dott. SCARPA Antonio - Consigliere -
ha pronunciato la seguente: 


ORDINANZA 


sul ricorso 28376-2015 proposto da:
B.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA GIULIANA 63, presso lo studio dell'avvocato LUCIANO GARATTI, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato LUCA SEBASTIANUTTO;
- ricorrente -
contro
PREFETTURA - UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI UDINE, in persona
del Prefetto pro tempore, MINISTERO DELL'INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende;
- controricorrenti -
avverso la sentenza n. 1265/2015 del TRIBUNALE di UDINE, depositata
il 28/09/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 10/03/2017 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE 


1. Il Tribunale di Udine, con sentenza depositata il 28 settembre 2015, ha accolto l'appello proposto dalla Prefettura UTG di Udine avverso la sentenza del Giudice di pace di Udine n. 829 del 2013, e per l'effetto ha rigettato l'opposizione proposta da B.F. avverso il provvedimento con il quale gli è stata sospesa la patente di guida ai sensi dell'art. 186 C.d.S., comma 2, e art. 223 C.d.S., comma 1, e gli è stato ordinato di sottoporsi a visita medica, ai sensi dell'art. 186 C.d.S., commi 8 e 9.
2. Il Tribunale ha ritenuto ininfluente l'esito della visita medica sulla disposta sospensione della patente, in ragione dell'autonomia dei due provvedimenti ed ha altresì escluso il concorso di norme tra la previsione contenuta nell'art. 223 e quella di cui all'art. 186 C.d.S., commi 8 e 9.
3. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso B.F., sulla base di tre motivi. Resistono con controricorso la Prefettura UTG di Udine e il Ministero dell'interno.
4. Il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., nel senso della manifesta infondatezza del ricorso e il Collegio condivide la proposta.
5. Con il primo motivo è denunciata violazione dell'art. 186, commi 8 e 9, cod. strada, norma regolatrice della fattispecie in quanto prevalente, in base al principio di specialità, sull'art. 223 C.d.S. (è richiamata Cass. 19/19/2010, n. 21447).
Con il secondo motivo è denunciata omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo. Con il terzo motivo è denunciata violazione della L. n. 689 del 1981, art. 14, e si contesta la sussistenza della necessaria corrispondenza tra il fatto contestato e il fatto posto a fondamento della sanzione.
6. Il motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto prospettano sotto profili diversi la medesima questione, sono manifestamente infondati.
Il Tribunale ha fatto corretta applicazione delle norme richiamate, evidenziando l'autonomia delle misure di sospensione provvisoria della patente di guida previste rispettivamente dall'art. 186 C.d.S., commi 8 e 9, e art. 223 C.d.S., comma 1.

La nuova formulazione dell'art. 223 C.d.S., applicabile ratione temporis, prevede che "nelle ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione o della revoca della patente di guida", al momento dell'accertamento della violazione la patente è immediatamente ritirata e trasmessa al prefetto, il quale "dispone la sospensione provvisoria della validità della patente di guida, fino ad un massimo di due anni".
La violazione contestata al sig. B., riconducibile all'art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), - essendo stato riscontrato il tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l - rientra a pieno titolo nell'ambito di applicazione dell'art. 223, comma 1.
In riferimento a tale fattispecie, peraltro. l'art. 186 C.d.S., comma 9, prevede la misura cautelare della sospensione della patente di guida fino all'esito della visita medica. Diversamente, nell'ipotesi meno grave (art. 186, comma 1, lett. b), con l'ordinanza di sospensione della patente il prefetto ordina la visita medica che deve avvenire entro sessanta giorni.
La ratio sottesa alla misura cautelare prevista dall'art. 186, commi 8 e 9, risiede nell'esigenza di acquisire con rapidità, più o meno accentuata a seconda della gravità dell'alterazione da assunzione di alcol, il riscontro medico sulla condizione del conducente, per valutare l'idoneità del predetto alla guida, e quindi anche in funzione dell'eventuale revoca della patente. Diversamente, la sospensione provvisoria della patente di guida prevista dall'art. 223, comma 1, che è l'anticipazione della sanzione accessoria irrogabile all'esito dell'accertamento giudiziale, ha lo scopo di tutelare con immediatezza l'incolumità dei cittadini e l'ordine pubblico, impedendo che il conducente del veicolo continui nell'esercizio di un'attività potenzialmente creativa di ulteriori pericoli (Corte cost., ordinanza n. 266 del 2011; ordinanza n. 344 del 2004; da ultimo, Cass., 15/12/2016, n. 25870). Non v'è dunque rapporto di specialità tra le norme, nè risulta violato il principio sancito dalla L. n. 689 del 1981, art. 14, sussistendo nel caso in esame la necessaria correlazione tra il fatto contestato e quello posto a fondamento della sanzione. Neppure si riscontra la denunciata contraddittorietà della motivazione.
7. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.


P.Q.M.


La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore dei resistenti delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 800, oltre spese prenotate e prenotande a debito.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.


Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta - 2 Civile, il 10 marzo 2017.


Depositato in Cancelleria il 25 luglio 2017

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