Art. 186 del codice della strada e ultime sentenze

Alcoltest

In caso di violazione dell’art. 186 del codice della strada può essere utile soffermarsi sulle più recenti sentenze della Corte di cassazione per individuarne gli orientamenti sulle varie tematiche attinenti alla guida sotto l’influenza dell’alcool.

Ricorso avverso la sospensione della patente

Il modo più diretto per recuperare la patente è quello di proporre ricorso al Giudice di pace civile avverso l’ordinanza di sospensione della patente emessa dal Prefetto, per il tramite di un avvocato che si occupi di questa materia.

Ritiro e sospensione della patente

Cassazione civile sez. II – 23/06/2021, n. 17999 

In tema di sanzioni amministrative connesse alla guida in stato di ebbrezza, la sospensione della patente di guida ex art. 186 del codice della strada consegue a titolo di sanzione accessoria del reato è disposta dal giudice penale, anche se applicata in concreto dal prefetto, mentre la sospensione cautelare/preventiva disposta dal prefetto ai sensi dall’art. 223 del medesimo codice – la quale deve intervenire entro un tempo ragionevole, la cui valutazione in concreto è rimessa al giudice del merito – risponde alla necessità di impedire che, nell’immediato, il destinatario possa continuare a tenere una condotta pericolosa. (Nella specie la S.C. ha cassato la decisione di merito, che aveva ritenuto legittima l’applicazione della sospensione cautelare a distanza di 19 mesi dall’accertamento del fatto, senza tuttavia chiarire le ragioni per le quali il provvedimento doveva considerarsi adottato in tempo ragionevole). 

Giustizia Civile Massimario 2021

La sospensione della patente ex art 186 c.d.s. e l'obbligo di visita medica può essere irrogata solo se accertato un tasso alcolemico superiore all'1,5 g/l

Cassazione civile sez. II – 18/04/2018, n. 9539

In tema di sanzioni amministrative connesse alla guida in stato di ebbrezza, la sospensione della patente di guida di cui all’art. 186 del codice della strada si fonda su presupposti diversi da quelli di cui all’art. 223 del medesimo codice; nel primo caso, infatti, che costituisce fatto penalmente rilevante, la sospensione può conseguire, a titolo di sanzione accessoria, a seguito dell’accertamento del reato, mentre nel secondo la misura ha carattere preventivo e natura cautelare e trova giustificazione nella necessità di impedire che, nell’immediato, prima ancora che sia accertata la responsabilità penale, il conducente del veicolo, nei cui confronti sussistano fondati elementi di un’evidente responsabilità in ordine ad eventi lesivi dell’incolumità altrui, continui a tenere una condotta che possa arrecare pericolo ad altri soggetti. Ne consegue che – in ragione del principio di necessaria corrispondenza tra fatto contestato e fatto assunto a base della sanzione irrogata, di cui all’art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689 -, ove sia stata accertata, a carico del conducente, la contravvenzione di cui all’art. 186 del codice della strada, la sospensione della patente di guida, con contestuale obbligo di sottoporsi a visita medica, può essere irrogata, senza alcun automatismo, solo nella ricorrenza delle condizioni di cui al comma 9 del predetto articolo, ossia previo accertamento di un valore alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro.

Fonte:

Giustizia Civile Massimario 2018

Inattendibilità dell'etilometro

l’etilometro è uno strumento tecnico che in assenza di revisioni periodiche o in presenza di altri vizi, può dare dei risultati inattendibili e inutilizzabili nel processo.

Guida sotto l'influenza dell'alcool e onere dell'organo della pubblica accusa di dimostrare la regolarità delle verifiche periodiche agli etilometri

Cassazione penale sez. IV – 08/06/2021, n. 24424

Ai fini della configurabilità della contravvenzione di guida sotto l’influenza dell’alcool, spetta all’organo della pubblica accusa, nell’ambito della prova della corretta misurazione del tasso alcolemico mediante etilometro, dimostrare la regolarità delle verifiche periodiche alle quali gli etilometri devono essere sottoposti con cadenza annuale (si veda il decreto del ministero dei Trasporti n. 196 del 22 maggio 1990). Ma una volta che tale circostanza risulti dimostrata, il regolare funzionamento del misuratore non può essere messo in discussione sul mero rilievo formale che dalla data della sua omologazione in poi le verifiche non siano avvenute con esatta cadenza annuale, posto che l’attestazione dell’avvenuta taratura dell’apparecchio è funzionale a dimostrare il suo regolare funzionamento alla data in cui viene eseguito l’accertamento.

Fonte:

Guida al diritto 2021, 31

Inutilizzabilità dei risultati del prelievo ematico: gli accertamenti tossicologici

Anche gli accertamenti tossicologici in caso di incidente stradale devono seguire scrupolosamente quanto previsto dal codice della strada. Qualora siano effettuati non in conformità rispetto a quanto stabilito dalle linee guida del “Linee guida per le strutture dotate di laboratori per gli accertamenti di sostanze d’abuso con finalità tossicologico-forensi e medico-legali su campioni biologici prelevati da vivente”, è possibile eccepirne l’inutilizzabilità nel processo penale.

Alcoltest: il guidatore va avvisato anche se il prelievo è terapeutico

Cassazione penale sez. IV- 05/03/2020, n. 8862

In tema di guida in stato di ebbrezza, la polizia giudiziaria deve dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, ai sensi degli artt. 356 cod. proc. pen. e 114 disp. att. cod. proc. pen., non soltanto ove richieda l’effettuazione di un prelievo ematico presso una struttura sanitaria ai fini dell’accertamento del tasso alcolemico, ma anche quando richieda che tale ulteriore accertamento venga svolto sul prelievo ematico già operato autonomamente da tale struttura a fini di diagnosi e cura, sicché, in definitiva, detto obbligo non sussiste solo quando la polizia giudiziaria si limiti ad acquisire la documentazione dell’analisi.

Fonte: Ced Cassazione

Mancanza dell'avviso di farsi assistere dal difensore prima dell'accertamento

Prima dell’accertamento della guida in stato di ebbrezza è necessario ricevere l’avviso della facoltà di essere assistiti dal difensore di fiducia a seguito di quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite con sentenza n. 5395 del 2015.

Art. 186 del c.d.s.: la violazione dell'obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore determina nullità a regime intermedio

Cassazione penale sez. IV – 03/11/2021, n. 40550 

In tema di guida in stato di ebbrezza, la violazione dell’obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia al conducente da sottoporre a prelievo ematico presso una struttura sanitaria, finalizzato all’accertamento del tasso alcolemico esclusivamente su richiesta dalla polizia giudiziaria, determina una nullità di ordine generale a regime intermedio che può essere tempestivamente dedotta, a norma del combinato disposto degli artt. 180 e 182, comma 2, c.p.p., fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado ma che deve ritenersi sanata, ai sensi dell’art. 183 c.p.p., qualora l’imputato formuli una richiesta di rito abbreviato. 

Fonte: 

CED Cass. pen. 2021

Non è necessario eseguire il test alla presenza del difensore stesso

Cassazione civile sez. II – 08/10/2021, n. 27378 

La prolungata, ma temporaneamente vana, attesa del difensore indicato dal M. e tenuto conto della congruità del lasso temporale decorso non ha comportato alcuna illegittimità della prima prova, considerando anche il determinante fattore (evidentemente riconducibile alla “ratio” della norma sanzionatoria) che un’eccessiva protrazione dell’attesa avrebbe potuto incidere sull’attendibilità ed efficacia dell’accertamento e, quindi, sulla corrispondenza reale dell’esito della rilevazione del tasso alcolemico ai fini della verifica della eventuale configurabilità della violazione di cui all’art. 186 C.d.S. (integrante un illecito amministrativo, ove il tasso rilevato fosse rimasto accertato tra il limite minimo di 0,5,01 m/l e quello massimo di 0,8 m/l, e gli estremi di un reato nell’ipotesi di superamento di quest’ultimo valore), rilevando – ai fini della legittimità procedimentale dell’accertamento – soltanto ed imprescindibilmente l’osservanza dell’obbligo di avvisare preventivamente il soggetto sottoposto a controllo della facoltà di avvertire un proprio difensore di fiducia (non incidendo su tale legittimità l’esecuzione del test alla necessaria presenza del difensore indicato) “. 

Art. 186, comma 2bis del c.d.s.: aggravante dell'incidente stradale

Nel caso in cui il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale le sanzioni sono raddoppiate. Ove il tasso alcolemico sia superiore a 1,5 g/l è prevista la revoca della patente.

E’ evidente che in tal caso vi sia un inasprimento sanzionatorio.

In caso di incidente stradale è necessario un nesso di strumentalità-occasionalità con lo stato di ebbrezza

Cassazione penale, sez. 4, sent. n. 40268 del 23/05/2019

In tema di guida in stato di ebbrezza, ai fini della configurabilità dell’aggravante di aver provocato un incidente stradale, prevista dall’art. 186, comma 2-bis, cod. strada, è necessaria la sussistenza di un nesso di strumentalità – occasionalità tra lo stato di ebbrezza e l’incidente, non potendosi giustificare un deteriore trattamento sanzionatorio a carico di chi, pur procedendo illecitamente in stato di ebbrezza, sia stato coinvolto in un incidente stradale di per sé oggettivamente imprevedibile e inevitabile e in ogni caso privo di ogni connessione con il suo stato di alterazione alcolica. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva riconosciuto la sussistenza della circostanza aggravante in oggetto, in una fattispecie in cui il conducente in stato di ebbrezza non era riuscito ad evitare l’impatto con un ciclomotore che stava uscendo da un parcheggio dietro veicoli in sosta, riconducendo allo stato di alterazione del conducente l’incapacità di approntare manovre di emergenza che avrebbero evitato il sinistro).

Fonte: Ced Cassazione 2020

Art. 186, comma 7 del c.d.s.: rifiuto di sottoporsi all'accertamento

In caso di rifiuto dell’accertamento della guida in stato di ebbrezza sono previste le stesse sanzioni penali dettate per i casi di guida in stato di ebbrezza in cui il tasso alcolemico supera 1,5 g/l.

Alcool test: l'avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore va effettuato anche se l'interessato rifiuti di sottoporsi all'accertamento

Cassazione penale sez. IV – 22/01/2020, n. 13493

L’avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore deve essere rivolto al conducente del veicolo nel momento in cui viene avviata la procedura di accertamento strumentale dell’alcolemia con la richiesta di sottoporsi al relativo test, anche nel caso in cui l’interessato rifiuti di sottoporsi all’accertamento. Fonte: Guida al diritto 2020, 27, 102

(difforme: Cassazione penale sez. IV, 10/02/2021, n.33594)

Proscioglimento per particolare tenuità del fatto

Quando il fatto è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale il giudice ai sensi dell’art. 131 bis del codice penale può pronunciare una sentenza di non doversi procedere.

Sull'applicabilità della particolare tenuità del fatto in caso di guida in stato di ebbrezza

Cassazione penale sez. IV – 20/05/2021, n. 35825

In tema guida in stato di ebbrezza, è applicabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto anche in caso di superamento dei limiti del tasso alcolemico consentito, laddove tutte le circostanze del caso inducono a ritenere sussistente una particolare tenuità dell’offesa per la circolazione stradale. (Nel caso di specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte territoriale che aveva ritenuto applicabile l’art. 131-bis c.p. in presenza di un modesto disvalore trattandosi di soggetto incensurato, non aduso all’assunzione di sostanze alcoliche e pertanto di condotta occasionale e circoscritta, accompagnata da spirito di collaborazione e dalla persistente capacità di autodeterminazione).

Fonte:

Guida al diritto 2021, 44

Sull'applicabilità della particolare tenuità del fatto in caso di guida in stato di ebbrezza

Cassazione penale sez. IV – 20/05/2021, n. 35825

In tema guida in stato di ebbrezza, è applicabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto anche in caso di superamento dei limiti del tasso alcolemico consentito, laddove tutte le circostanze del caso inducono a ritenere sussistente una particolare tenuità dell’offesa per la circolazione stradale. (Nel caso di specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte territoriale che aveva ritenuto applicabile l’art. 131-bis c.p. in presenza di un modesto disvalore trattandosi di soggetto incensurato, non aduso all’assunzione di sostanze alcoliche e pertanto di condotta occasionale e circoscritta, accompagnata da spirito di collaborazione e dalla persistente capacità di autodeterminazione).

Fonte:

Guida al diritto 2021, 44

L'esimente della particolare tenuità del fatto è compatibile con la guida in stato di ebbrezza

Cassazione penale sez. IV – 15/12/2020, n. 11699

La causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis c.p., in quanto configurabile – in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma – a ogni fattispecie criminosa, è applicabile anche al reato di guida in stato di ebbrezza, anche nell’ipotesi di cui alla lett. c) dell’art. 186 (da queste premesse, relativamente a una contestazione della contravvenzione di cui all’art. 186, lett. c), del codice della strada, aggravata dall’essersi verificato un incidente – segnatamente la fuoriuscita del mezzo dalla sede stradale – con accertamento mediante etilometro che aveva dato gli esiti di 1,90 g/l, alla prima prova, e 1,97 g/l alla seconda prova, la Corte, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato che lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità, valorizzando negativamente l’elevato tasso alcolico, le modalità della condotta, di notte, con fuoriuscita del mezzo dalla sede stradale, l’entità del pericolo provocato agli utenti della strada).

Fonte:

Guida al diritto 2021, 18

Art. 168 bis del codice penale: sospensione del procedimento con messa alla prova

Una delle modalità per poter affrontare i procedimenti di guida sotto l’influenza dell’alcol è quello di chiedere la sospensione del procedimento penale con messa alla prova ai sensi dell’art. 168 bis del codice penale.

In caso di estinzione del reato di guida in stato di ebbrezza per esito positivo di messa alla prova il prefetto non può disporre la confisca del veicolo

Cassazione civile sez. VI – 10/11/2021, n. 33082

In tema di sanzioni amministrative della confisca e del fermo in conseguenza di reato, ove la contravvenzione di guida in stato di ebbrezza sia dichiarata estinta per esito positivo di messa alla prova ex art. 168-ter c.p., il prefetto non può più disporre, ricorrendone le condizioni, la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo col quale la violazione è stata commessa in esito alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 224-ter codice della strada (sent. n. 75 del 2020), ma deve disporne la restituzione all’avente diritto in favore dell’imputato che ne sia stato privato sin dal momento del sequestro.

Fonte:

Giustizia Civile Massimario 2021

No alle Iscrizioni nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti dall'interessato dell'ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova e della sentenza di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova

Corte Costituzionale – 07/12/2018, n. 231 

Sono costituzionalmente illegittimi gli artt. 24, comma 1, e 25, comma 1, d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, nel testo anteriore alle modifiche, non ancora efficaci, recate dal d.lgs. 2 ottobre 2018, n. 122, nella parte in cui non prevedono che nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti dall’interessato non siano riportate le iscrizioni dell’ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato ai sensi dell’art. 464-quater c.p.p. e della sentenza che dichiara l’estinzione del reato ai sensi dell’art. 464-septies c.p.p. L’implicito obbligo di includere i provvedimenti relativi alla messa alla prova nei certificati del casellario richiesti da privati finisce per risolversi in un trattamento irragionevolmente deteriore dei soggetti che beneficiano di questi provvedimenti, orientati anche a una finalità deflattiva con correlativi risvolti premiali per l’imputato, rispetto a coloro che – aderendo o non opponendosi ad altri procedimenti, come il patteggiamento o il decreto penale di condanna, ispirati essi pure alla medesima finalità – beneficiano già oggi della non menzione dei relativi provvedimenti nei certificati richiesti dai privati, anche considerato che, mentre per la generalità dei casi esiste la possibilità di beneficiare della non menzione della condanna nei certificati qualora si sia ottenuta la riabilitazione, nel caso dei provvedimenti relativi alla messa alla prova la riabilitazione è per definizione esclusa, non trattandosi di condanne. La menzione dei provvedimenti concernenti la messa alla prova nei certificati richiesti dai privati appare anche disfunzionale rispetto al finalismo rieducativo che l’art. 27, comma 3, Cost. ascrive all’intero sistema sanzionatorio penale, risultando suscettibile di risolversi in un ostacolo al reinserimento sociale del soggetto che abbia ottenuto, e poi concluso con successo, la messa alla prova, senza che ciò possa ritenersi giustificato da ragioni plausibili di tutela di controinteressi costituzionalmente rilevanti. L’esigenza di garantire che la messa alla prova non sia concessa più di una volta è infatti già adeguatamente soddisfatta dall’obbligo di iscrizione dei menzionati provvedimenti e della loro indicazione nel certificato “ad uso del giudice”. 

D’altra parte, una volta che il processo si sia concluso con l’estinzione del reato per effetto dell’esito positivo della messa alla prova, la menzione della vicenda processuale ormai definita contrasterebbe con la ratio della stessa dichiarazione di estinzione del reato, che comporta normalmente l’esclusione di ogni effetto pregiudizievole – anche in termini reputazionali – a carico di colui al quale il fatto di reato sia stato in precedenza ascritto (sentt. nn. 223 del 1994, 91 del 2018).

Art. 186, comma 9 bis: sostituzione della pena con i lavori di pubblica utilità

In alcuni casi di violazione dell’art. 186 del codice della strada è possibile chiedere la sostituzione della pena con i lavori di pubblica utilità. Ciò accade quando la persona accusata non si opponga, non abbia provocato un incidente stradale e non abbia già beneficiato dei lavori di pubblica utilità di cui all’art. 186, comma 9 bis del codice della strada.

Non è richiesta alcuna istanza dell'imputato ai fini della sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità

In caso di avvenuta emissione di decreto penale di condanna, il giudice per le indagini preliminari, può, su istanza dell’imputato presentata nel termine di quindici giorni dalla notifica del provvedimento, ed in assenza di presentazione, da parte di questi, di atto di opposizione, sostituire la pena pecuniaria di cui al decreto penale con quella del lavoro di pubblica utilità prevista dall’art. 186, comma 9- bis, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285.

Fonte:

CED Cass. pen. 2021

Il Gip su istanza dell'imputato sostituire può sostituire la pena pecuniaria di cui al decreto penale con quella di pubblica utilità

Cassazione penale sez. IV – 13/01/2021, n. 6879

In caso di avvenuta emissione di decreto penale di condanna, il giudice per le indagini preliminari, può, su istanza dell’imputato presentata nel termine di quindici giorni dalla notifica del provvedimento, ed in assenza di presentazione, da parte di questi, di atto di opposizione, sostituire la pena pecuniaria di cui al decreto penale con quella del lavoro di pubblica utilità prevista dall’art. 186, comma 9- bis, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285.

Fonte:

CED Cass. pen. 2021

La prescrizione del reato di cui all'art. 186 del c.d.s.

In caso di guida in stato di ebbrezza si può evitare la condanna quando è maturata la prescrizione, ossia quando sono trascorsi 4 o 5 anni dal fatto e con il rispetto delle regole in materia dettate dal codice penale che negli ultimi anni hanno subito numerose modifiche.

La prescrizione non esclude la revoca della patente

Consiglio di Stato sez. III, 18/06/2019, n. 4136

L’art. 186, comma 2 bis, c. strad. dispone che qualora per il conducente che provochi un incidente stradale sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l), fatto salvo quanto previsto dal quinto e sesto periodo della lettera c) del comma 2 del presente articolo, la patente di guida è sempre revocata ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI’.Non è possibile ritenere che l’automatismo della misura in argomento sia venuto meno in ragione del fatto che il procedimento penale incardinato nei confronti del ricorrente per il reato di cui all’art. 186, comma 2 lett. c) e comma 2 bis c. strad. si è concluso con sentenza di estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Tale eventualità è contraddetta sia dall’art. 168 ter, comma 2, c.p., il quale, regolamentando la specifica ipotesi qui in esame, prevede espressamente che “l’estinzione del reato non pregiudica l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie, ove previste dalla legge”; sia dall’art. 224, comma 3, c. strad. (rientrante nel capo II, sezione II, del titolo VI, richiamato dall’art. 186 comma 2 bis) ai sensi del quale “La declaratoria di estinzione del reato per morte dell’imputato importa l’estinzione della sanzione amministrativa accessoria. Nel caso di estinzione del reato per altra causa, il prefetto procede all’accertamento della sussistenza o meno delle condizioni di legge per l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria e procede ai sensi degli articoli 218 e 219 nelle parti compatibili”.

Fonte:

Diritto & Giustizia 2019, 24 giugno

Il giudice d'appello che dichiara estinto il reato non può confermare le statuizioni sulle sanzioni amministrative

Cassazione penale sez. IV – 19/12/2017, n. 6154

In tema di guida in stato di ebbrezza è legittima la decisione del giudice di appello, il quale, pur dichiarando l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione, confermi la statuizione relativa alle sanzioni amministrative accessorie.

Fonte:

CED Cass. pen. 2018

 

Articolo redatto dall’Avv. Vincenzo Daniele Mistretta

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